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venerdì 3 maggio 2013

Perché la rielezione di Napolitano è incostituzionale...



Quella che si è consumata un paio di settimane fa alla Camera dei Deputati, ha rappresentato una delle ultime mosse dell'arrocco, nel quale la Seconda Repubblica sta cercando l'estrema difesa: la conservazione dello status. Mi riferisco alla inopportuna rielezione di Giorgio Napolitano, causa scatenante degli ultimi eventi politici.

Anche oggi, Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, nessun giornalista si è sognato di far notare il paradosso, secondo il quale, colui che è stato eletto dal parlamento a Garante Supremo della Carta Costituzionale, sia il primo a trasgredirla!

Chi ha un minimo di infarinatura di diritto costituzionale (e per infarinatura intendo aver studiato diritto alle superiori!) sa bene che ci sono differenze sostanziali tra il diritto penale e quello costituzionale, appunto. Ammesso e non concesso che nel penale valga il principio "ciò che non è espressamente vietato, è legale" (questione di interpretazione), ci hanno insegnato che questo principio non vale nel caso del diritto costituzionale.

Nel caso in cui nella Carta vi siano omissioni o punti suscettibili ad interpretazioni, la Corte Costituzionale rimanda sempre agli Atti dell'Assemblea Costituente, con l'idea di seguire le linee guida e lo spirito dei padri costituenti.

Nella seconda parte della Costituzione Italiana, al titolo II si parla nello specifico della prima carica dello stato. In nessun articolo si menziona la rieleggibilità del Presidente della Repubblica, anche perché i padri costituenti erano gentiluomini e democratici, e in nessuna democrazia degna di questo nome esistono mandati superiori ai 5 anni che siano reiterabili (ancor meno cariche di elezione parlamentare).

Nell'Assemblea Costituente si erano posti il problema. Anche in quel caso si accese un dibattito sull'opportunità di una rielezione del Presidente della Repubblica, ma il blocco DC aveva il problema di voler rieleggere De Nicola (che all'epoca della Costituente era Capo Provvisorio dello Stato), e questa fu la causa dell'omissione della Carta Costituzionale.

Tornando ai nostri atti sarete sorpresi nel leggere cosa pensavano i nostri padri costituenti sulla rielezione della prima carica dello stato:

[Qui potete leggere interamente gli atti, l'estratto è da pag 6. http://www.infiltrato.it/images/assembleacostituentecontronapolitanobis.pdf ]


Gli unici padri costituenti vivi il giorno dell'elezione, erano Emilio Colombo (uno dei pochi nel nostro paese che può usare la cocaina a scopo terapeutico) e Giulio Andreotti ("Uno ingenuo, quasi fesso" diceva Troisi), inutile aspettarsi l'insurrezione delle stampelle della patria!

Ciampi 7 anni fa lo disse chiaramente: "il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato."

Ora soprassediamo sull'opportunità, soprassediamo sul fatto che da presidente del Csm abbia accolto tra mille scuse ed abbracci Alfano che aveva occupato il giorno prima il Palazzo di Giustizia di Milano, nascondendo le chiavi alla Boccassini, soprassediamo sui saggi, sulle nomine eversive di Monti e Letta, e finiremo per soprassedere anche sul ruolo del Presidente, che è di garanzia e non politico, e sul significato di Repubblica.

Alla luce di quanto successo in questi giorni, nei quali l'ultimo comunista ha nominato Presidente del Consiglio l'ultimo democristiano, questa volta non ci troviamo più di fronte a compagni che sbagliano, ma a compagni sbagliati. ..